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Parco Monti Aurunci

Dettagli
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Carta d’Identità del Parco

Ente Gestore: Ente Regionale Parco dei Monti Aurunci
Superficie (ha): 19.374
Regione: Lazio
Province: Latina e Frosinone
Comuni: Ausonia (FR), Campodimele (LT), Cassino (FR), Esperia (FR), Itri (LT), Fondi (LT), Formia (LT), Lenola (LT), Pico (FR), Pontecorvo (FR), Spigno Saturnia (LT)
Provvedimenti istitutivi: L.R. n.29 del 06/10/1997 (B.U.R. 10/11/1997, n. 31 S.O. n. 2)
Elenco Ufficiale AP: EUAP1035

Sito Web www.parcoaurunci.it

Il Parco Naturale dei Monti Aurunci su PARCHILAZIO.

Ambiente

Il Parco, con i suoi quasi ventimila ettari, racchiude in sé gli ultimi rilievi del Lazio prima del confine con la vicina Campania. Con vette che superano i 1500 metri di quota a pochi chilometri in linea d’aria dal mare, brulli e dalle pendici quasi completamente spoglie nei versanti meridionali gli Aurunci, sul versante opposto, nascondono gelosamente un inaspettato paesaggio.
La particolare posizione geografica dona a questi luoghi una grande varietà di ambienti che si svelano nelle faggete dei monti Petrella e Faggeto, nelle leccete dei monti Ruazzo e Campone, nella sughereta di Costamezza, nelle praterie della valle di Sciro e dell’altopiano di S. Onofrio.

Scarica la Carta del Parco dei Monti Aurunci (JPG)

Ovunque, nelle radure come sulle rupi più esposte del monte S. Angelo, un’inaspettata ricchezza di fiori (1300 le specie censite, una cinquantina le sole orchidee) richiama ormai da qualche anno l’interesse di ricercatori e botanici.
Apparentemente isolati dall’Appennino centrale per la presenza a nord degli insediamenti antropici della Valle del Liri, dal punto di vista floristico, gli Aurunci oggi sono ufficialmente riconosciuti come l’area più interessante del Lazio.
Osservando il paesaggio dalle sue cime, il territorio svela un incessante duello fra il mare, che sembra voler confinare i ripidi e scoscesi monti che prepotentemente discendono sulla costa; più in là, volgendo lo sguardo all’orizzonte, le Isole pontine, il parco del Vesuvio e a ponente il Parco nazionale del Circeo con la pianura pontina.

Romantici negli scenari che si rivelano verso l’azzurra distesa del mare, questi rilievi nascondono ambienti aspri e selvaggi, dove la fauna selvatica schiva si rifugia in cerca di luoghi tranquilli; anche il lupo negli ultimi anni ha fatto silenziosamente ritorno.
Estesa per quasi ventimila ettari, l’area protetta interessa il territorio montano di undici Comuni nelle province di Latina e Frosinone, grandi e rumorose città della costa come Formia e Fondi, fanno da contraltare ai piccoli borghi dell’entroterra, ricchi di tradizioni e consuetudini millenarie.
Due Monumenti naturali di particolare interesse come il laghetto di Sette Cannelle nel Comune di Fondi e il Monumento Naturale di Montecassino, completano questa splendida Area Naturale Protetta di grande rilievo regionale.

Natura

Il Parco Naturale dei Monti Aurunci vanta un territorio eterogeneo, compreso in una fascia altimetrica che va dalla pianura a circa 30 metri sul livello del mare fino alla quota di 1535 metri sul livello del mare del Monte Petrella che si erge a poca distanza dalla costa. La catena dei Monti Aurunci possiede un misterioso fascino, segnando la conclusione del più importante sistema montuoso del Preappennino Laziale, di cui fanno parte anche i Monti Lepini e i Monti Ausoni.

Gli Aurunci hanno la particolarità di essere l’unica catena montuosa laziale ad affacciarsi direttamente sul Mare Tirreno con vette che superano i 1.500 metri. Il paesaggio dei Monti Aurunci regala scorci di grande suggestione grazie alla molteplicità del paesaggio, un panorama entrato a far parte dell’immaginario collettivo attraverso uno dei capolavori del neorealismo, “La ciociara” firmato da Vittorio De Sica.
Non solo De Sica ha attinto alle scenografie naturali offerte dagli Aurunci, ma anche il regista Giuseppe De Santis e scrittori come Tommaso Landolfi. Dalle cime più elevate della catena montuosa si possono scorgere le isole ponziane, il promontorio del Circeo, la Valle del Liri, i Monti del Matese e i Monti dell’Appennino abruzzese.

Il paesaggio dei Monti Aurunci ha subito una lenta e graduale trasformazione dovuta alle attività antropiche che hanno prodotto opere che hanno modellato il territorio come ad esempio i terrazzamenti e i muri a secco, detti macere, realizzati per la coltivazione di uliveti. La millenaria presenza umana sugli Aurunci è testimoniata ancora meglio dagli antichi monasteri e dai piccoli rifugi, dai resti di dimenticate città e dall’eco di passate leggende che segnano il territorio del Parco Naturale dei Monti Aurunci.

GEOLOGIA

I Monti Aurunci, insieme ai Monti Lepini e ai Monti Ausoni, costituiscono la porzione sud-occidentale della piattaforma carbonatica “Laziale-Abruzzese”, una struttura geologica che si estende per circa 1.230 kmq con le medesime caratteristiche litologiche e morfologiche. L’assetto geologico attuale di questo territorio è il risultato di una lunga serie di eventi che si sviluppano lungo una arco temporale di 150 milioni di anni, dal Giurassico al Paleocene. L’uniformità degli Aurunci è interrotta dalla Valle dell’Ausente che smembra il corpo centrale dando origine all’estrema propaggine orientale di tutto il gruppo montuoso costituita dai rilievi di Monte Maio (910 m.).

I Monti Aurunci si presentano come dorsali e profondi valloni che formano una sorta di altopiano dal quale emergono numerose vette in posizione dominante sulla costa tirrenica con versanti che scendono bruscamente verso Formia, Spigno Saturnia ed Ausonia e degradano morbidamente verso Pontecorvo, Pico, Lenola e Fondi. Geologicamente di natura carbonatica, il territorio presenta per tutta la sua estensione importanti morfologie legate alla presenza di fenomeni carsici, come doline, anche di grandi dimensioni, cavità e grotte di elevato valore ambientale. Nell’insieme il paesaggio ha forme morbide, degradanti verso Sud e Sud-Ovest ed è articolato in dorsali allungate, separate da aree depresse e incisioni fluviali più o meno incassate.

FLORA

Il territorio del Parco racchiude una grande varietà di ambienti, ciascuno caratterizzato da un particolare tipo di vegetazione. Faggete sono presenti sulla vetta del Monte Faggeto e sui versanti settentrionali del Monte Petrella, come anche a Fossa del Lago dove si può ammirare uno degli esemplari più maestosi di faggio del Parco.
Nel sottobosco si possono apprezzare l’agrifoglio e la dafne della faggeta. Il pianoro di Valle Gaetana è caratterizzata da colonnari alberi di cerro e piante di mele e pere di dimensioni considerevoli. I castagni accolgono il visitatore all’inizio di Campo di Venza, mentre i boschi di roverella, con il sottobosco arricchito dall’endemica olivella, fanno da cornice al pianoro di Sant’Onofrio e Valle Vona.
Le forti radici del carpino nero, si aggrappano ai versanti con elevate pendenze come quello di Monte Appiolo, mentre quelle del leccio affondano nel suolo sassoso di Monte Tuonaco. Leccete e ostrieti hanno ormai l’aspetto di una boscaglia, dal momento che da secoli sono soggette alla pratica della ceduazione.
Il primato in biodiversità spetta ai boschi misti di querce e aceri che ammantano i versanti di Monte Le Pezze e Monte Trina: con il susseguirsi delle stagioni è possibile osservare piante diverse, dai primi di marzo si susseguono l’elleboro puzzolente e il bucaneve, l’anemone e lo zafferano maggiore, il ciclamino primaverile e la violetta.
Distese di prati ricoprono i grandi pianori carsici di Campello, Polleca e La Valle, dove si incontrano piante particolarissime come il giunco o la rara peonia maschio. Lungo l’Appia Antica e nella zona della foresta demaniale di Sant’Arcangelo ci si potrà immergere tra i cespugli della macchia mediterranea tra cui spiccano le ginestre, l’albero di giuda e i fiori di mirto. Violette e orchidee crescono sui prati sassosi di Monte Sant’Angelo, Monte Ruazzo e Monte Altino.
Di grande effetto sono le fioriture primaverili della valeriana che tingono di rosa le grigie pareti del Monte Fammera e la Valle del Rio Polleca. Intensi sono i profumi che emanano in giugno, le garighe a salvia ed elicriso che ricoprono i versanti pietrosi di Monte Forte e Monte Strampaduro. Il patrimonio floristico del Parco dei Monti Aurunci si arricchisce di oltre 50 specie di orchidee, tra cui l’appariscente Serapide cuoriforme e l’Orchidea Maggiore, l’Uomo nudo e la Ballerina, cosiddette per le loro forme bizzarre, oppure l’Ophrys bombyliflora che imita nei colori un insetto.

L’eterogeneo paesaggio del Parco dei Monti Aurunci costituisce l’ambiente ideale per diverse specie animali. In primavera, i prati, i boschi e le aree coltivate sono animati da una moltitudine di insetti, tra cui due specie di lepidotteri, la Bianconera italiana e la Mnemosine, farfalle comuni sui versanti di Monte Altino e Monte Revole.

Il settore meridionale del Parco è crocevia delle importanti rotte migratrici primaverili e rappresenta un punto di sosta per molti uccelli migratori, come il rigogolo, il cuculo e le rondini. Tra gli uccelli notturni ci sono l’usignolo e il succiacapre, ma anche rapaci come la civetta, il gufo e il barbagianni, l’assiolo e l’allocco. Diversi sono i rapaci diurni come il falco pellegrino e la poiana che nidificano preferibilmente sui versanti scoscesi di Monte Sant’Angelo e Monte Fammera.

Oltre all’avifauna il territorio del Parco è abitato da piccoli rettili come la lucertola comune e il ramarro e da serpenti innocui e alleati dell’uomo nel controllo naturale dei roditori di cui i più comuni sono il biacco e il cervone. Più difficile da avvistare è la vipera che utilizza il suo veleno solo per cacciare le prede o per difendersi dall’attacco di qualche predatore.

Frequente è l’incontro con i mammiferi che di notte osano avvicinarsi ai centri abitati come la faina, la volpe e il misterioso gatto selvatico, che all’alba tornano nel folto degli intricati boschi come quello della Foresta demaniale di Sant’Arcangelo. Nei boschi di Monte Ruazzo e Monte Faggeto si annidano piccoli roditori come il moscardino e il ghiro. Non sono rari i tassi, i cinghiali e le lepri, mentre negli ultimi anni è stato constatato il ritorno di alcuni esemplari di lupo, affascinante animale da tempo scomparso dai monti Aurunci.
Le notti sui Monti Aurunci sono il luogo ideale per avvistare le 21 specie di chirotteri, di cui alcune molto rare. Infine, per scoprire i piccoli anfibi che popolano il territorio degli Aurunci basta avvicinarsi alle sorgenti di Acquaviva, Fontana di Canale, ma anche ai pozzi di Sant’Onofrio o di Vallevona dove sono stati ricreati gli habitat ideali per la riproduzione di tritoni, salamandrine dagli occhiali e rospi.

Razze Autoctone: Il Pony di Esperia

Il Pony di Esperia inizialmente conosciuto come cavallino di Esperia, prende nome dal paese sito fra i Monti Aurunci nel Lazio meridionale, dove il Barone Roselli nel 1840 decise di avviare un miglioramento genetico della popolazione indigena cavallina brada.
L’introduzione di alcuni riproduttori dal salernitano non diedero le risposte desiderate, in quanto questi esemplari mal si adattavano al territorio aspro ed al clima difficile dei Monti Aurunci.
Fu così che nel 1882 decise di importare dalla provincia Nadjd ubicata nella zona più alta dell’Arabia, 5 fattrici ed uno stallone che vennero fatti sbarcare al porto della vicina Gaeta.
La grande capacità di adattamento di questi esemplari e la selezione accurata che fu intrapresa, non venne inizialmente ricompensata a causa del pregiudizio legato alla piccola statura del Pony di Esperia.

Con il passare degli anni, il cavallino fu apprezzato per le ottime doti di resistenza al freddo ed al caldo, per la frugalità, per la versatilità e la forte costituzione.
Le vicende della seconda guerra mondiale legate alla linea difensiva tedesca “Gustav” che percorreva i Monti Aurunci misero in pericolo la popolazione di Pony, utilizzata per segnalare campi minati e per sfamare la popolazione locale, alla fine del conflitto non ne rimaneva che qualche esemplare sparso nel Lazio.

Finalmente nel 1993 a quasi cento anni di distanza dai primi tentativi di miglioramento genetico viene approvato lo standard di razza del pony di Esperia.
Oggi il pony di Esperia è un cavallino caratterizzato da movimenti ampi ed eleganti difficilmente riscontrabili nei pony delle sue dimensioni.
Il sistema, ma soprattutto, le condizioni di allevamento lo rendono un cavallo adatto praticamente a tutte le discipline, affronta con disinvoltura ostacoli naturali e non, sconcerta spesso per la capacità di saper galoppare sui terreni difficili come quelli rocciosi dei Monti Aurunci, ha dimostrato di possedere un piede sicuro e una naturale propensione a valutare con attenzione la soluzione migliore per tirarsi fuori dai guai.

Diversi esemplari sono con successo impiegati nel salto ostacoli, nel completo, nella monta western, negli attacchi e nel trekking.
Alcune associazioni del Lazio oggi sono impegnate nella promozione e mantenimento di questa razza con la realizzazione di eventi e partecipazione a importanti fiere di settore.

(Fonte www.parcoaurunci.it)

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